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Aggiornato il: 23/01/2010
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Cap. dal 61° al 70°

LXI

Un Grande paese è a valle. E' il punto d'incontro di tutto- sotto- il- cielo. E' come la femmina per tutto- sotto- il- cielo. Con la sua tranquillità, la femmina prevale sempre sul maschio; con la sua tranquillità, essa è al di sotto.

Quindi, se si abbassa davanti a un piccolo paese, un grande paese ne conquista uno piccolo, e se si abbassa davanti a un grande paese, un piccolo paese ne conquista uno grande. In questo modo, dunque, l'uno conquista facendosi basso, l'altro conquista essendo basso. Un grande paese desidera soltanto riunire degli uomini e nutrirli; un piccolo paese desidera soltanto essere accolto e servire. Ma affinché ambedue ottengano ciò che desiderano, è necessario che il grande sia al di sotto.

LXII

Per i diecimila esseri la Via è come l'angolo sudovest della casa. E' il tesoro degli uomini buoni e il rifugio di quelli che non sono buoni.

Con belle parole si possono acquistare onori; con una bella condotta ci si può innalzare al di sopra degli altri.

Così, allorché viene instaurato un Figlio del Cielo o vengono insediati i Tre Duchi, sebbene essi abbiano un disco di giada nelle mani e siano preceduti da una quadriga, sarebbe meglio per loro se stessero seduti e progredissero nella via.

Perché gli antichi stimavano tanto la Via? Non dicevano forse:"Colui che cerca trova grazie a essa; colui che commette un misfatto sfugge grazie a essa"? Per questo essa è tenuta in così grande stima nel mondo.

LXIII

Pratica il Non- agire, bada a non fare niente, assapora il senza sapore; considera il piccolo come grande, il poco come molto!

Intacca il difficile là dove è facile; fai grande ciò che è minuto!

Le cose più difficili del mondo prendono avvio da ciò che è facile; le cose più grandi del mondo prendono avvio da ciò che è minuto.

Perciò il Santo non fa mai niente di grande, e così può compiere il grande.

Ora, colui che promette alla leggera raramente mantiene la parola. Colui che considera facili molte cose troverà certamente molte difficoltà.

Perciò il Santo, pur considerando tutto difficile, alla fine non troverà difficoltà.

LXIV

Ciò che è calmo si mantiene facilmente. ciò che non è ancora apparso si previene facilmente.

Ciò che è fragile fonde facilmente. Ciò che è minuto si disperde facilmente. Agisci prima che qualcosa sia; crea l'ordine prima che ci sia disordine.

Un albero dello spessore di due braccia è nato da un pezzetto di filo; una torre di nove piani è uscita da un mucchio di terra; un viaggio di mille leghe ha inizio da ciò che sta sotto i piedi.

Gli uomini, nel trattare i loro affari, spesso li rovinano quando sono sul punto di riuscire. Veglia sulla fine come sull'inizio; allora nessun affare rovinerà.

Perciò il Santo desidera di non- desiderare e non dà valore ai beni difficili da ottenere. Egli si applica a non studiare e torna nel punto che tutti oltrepassano.

Così egli sostiene il corso naturale dei diecimila esseri senza osare agire.

LXV

Nell'antichità, coloro che eccellevano nel praticare la Via non se ne servivano per illuminare il popolo ma per abbrutirlo.

Quando il popolo ha troppo sapere è difficile da governare. Perciò colui che governa un paese per mezzo del sapere è un flagello per tale paese. Colui che non governa un paese per mezzo del sapere è una fortuna per tale paese.

Colui che sa queste due cose scruta anche la Misura. Saper scrutare costantemente la Misura si chiama la Virtù segreta. Questa Virtù segreta è profonda, è estesa e risale il corso delle cose sino a raggiungere infine la grande Conformità.

LXVI

La ragione per cui il Fiume e il Mare possono essere re delle cento valli è la loro facoltà di essere più in basso di esse: così possono essere re delle cento valli. Perciò, se il Santo desidera essere al di sopra del popolo, è necessario che si ponga al di sotto di esso con le sue parole. Se egli desidera essere davanti al popolo, è necessario che si metta dietro di esso con la sua persona.

Così il Santo è posto al di sopra senza che il popolo ne risenta il peso; è posto davanti senza che il popolo ne soffra.

Perciò tutti- sotto- il -cielo lo spingeranno volentieri innanzi, senza stancarsi di lui. Poiché egli non lotta, nessuno al mondo può lottare contro di lui.

LXVII

Tutti dicono che la mia Via, pur essendo grande, sembra al di fuori di ogni convenzione. In realtà, proprio perché essa è grande sembra essere al di fuori di ogni convenzione. Se fosse convenzionale, già da tempo sarebbe minuta!

Io possego tre tesori che mantengo e conservo. il primo si chiama mansuetudine; il secondo si chiama la moderazione; il terzo si chiama: non osare essere il primo al mondo.

Essendo mansueto, posso essere coraggioso; essendo moderato posso essere liberale; non osando essere il primo al mondo, posso diventare padrone di tutti gli strumenti.

Attualmente si sprezza la mansuetudine per essere  coraggiosi; si sprezza la moderazione per essere liberali; si sprezza di essere gli ultimi per essere i primi. E' la morte! Difatti, colui che combatte per mezzo della mansuetudine trionfa; colui che si difende per mezzo di essa è salvo.

Colui che il Cielo vuol salvare, il Cielo lo protegge per mezzo della mansuetudine.

LXVIII

Un buon capo di soldati non è bellicoso. Un buon guerriero non è collerico. Un buon vincitore dei suoi avversari non si impegna. Un buon padrone di uomini si pone al di sotto  di essi.

E' questo che si chiama la Virtù del non lottare. E' questo che si chiama la forza nell'utilizzare gli uomini. E' questo che si chiama il colmo della conformità del Cielo.

LXIX

Uno stratega dell'antichità ha detto: "Non oso essere l'ospite; preferisco essere l'invitato. Non oso avanzare di un pollice; preferisco indietreggiare di un piede".

Questo è ciò che si chiama: "Camminare senza che ci sia un camino, rimboccarsi le maniche senza che ci siano braccia, sguainare la spada senza che ci sia una spada, menare le mani senza che ci sia un avversario".

Non c'è disgrazia più grande che prendere alla leggera il proprio avversario. Se io prendo il mio avversario alla leggera, rischio di perdere i miei tesori. Perché, quando le armi avversarie si incrociano, vince colui che cede.

LXX

E' molto facile conoscere le mie parole e molto facile praticarle; tuttavia non c'è nessuno nel mondo intero che sia capace di conoscerle o di praticarle. Le mie parole hanno un'ascendenza; le mie azioni hanno un maestro.

Difatti, proprio perché non le si conosce, non mi si conosce. Coloro che mi conoscono sono rari; coloro che mi imitano sono preziosi.

Così il Santo è vestito di bigello, ma  porta la giada sul petto.

 
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