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Cap. dal 71° al 81° LXXI Non considerare il sapere come sapere è il colmo. Considerare il non sapere come sapere è un peste. Difatti, solo considerando questa peste come una peste non si soffre della peste. Il Santo non soffre della peste, perché considera la peste come una peste; da ciò consegue che egli non soffre della peste. LXXII Quando il popolo non ha paura della potenza, ne risulta una potenza ancora maggiore. Non limitarlo nelle sue dimore; non stancarlo nei suoi mezzi di sussistenza. Difatti, non si stanca proprio perché non viene stancato. Allo stesso modo, il Santo conosce se stesso ma non si fa conoscere. Egli è parsimonioso della sua persona, ma non si attribuisce alcun valore. E ciò perché egli rifiuta l'uno e sceglie l'altro LXXIII Colui che mette il proprio coraggio nell'osare, perisce. colui che mette il proprio coraggio nel non osare, sopravvive. Di questi due modi di agire, l'uno è vantaggioso, l'altro è nocivo. Ma quando il Cielo odia, chi ne conosce la causa? La Via del Cielo è di non lottare, e nondimeno saper vincere; di non parlare, e non dimeno saper rispondere; di non chiamare, e nondimeno far accorrere; di essere lenti, e nondimeno saper fare progetti. La rete del cielo è grande; sebbene le sue maglie siano allentate, nulla sfugge a essa. LXXIV Poiché il popolo non teme la morte, come intimidirlo con la pena di morte? Anche se si potesse far sì che il popolo temesse costantemente la morte, e se si potessero agguantare e condannare a morte coloro che fanno delle cose ingegnose, chi oserebbe agire in questo modo? C'è sempre un carnefice che esegue la condanna. Sostituire il carnefice nell'eseguire la condanna significa: sostituire il carpentiere nel tagliare il legno. Quando si sostituisce il carpentiere nel tagliare il legno, rari sono coloro che non si feriscono la mano! LXXV Se il popolo ha fame, ne è causa la quantità di tasse consumate dai suoi superiori: ecco perché ha fame. Se il popolo è difficile da governare, ne è causa l'attività dei suoi superiori: ecco perché è difficile da governare. Se il popolo prende la morte alla leggera, ne è causa l'eccesso dei suoi sforzi per vivere: ecco perché prende la morte alla leggera. Difatti, proprio se non si agisce per vivere si è più saggi che non se si dà valore alla vita. LXXVI Quando nasce, l'uomo è tenero e debole; quando muore, è duro e rigido (forte). I diecimila esseri, piante e alberi, durante la vita sono teneri e fragili; quando muoiono, sono secchi e appassiti. Perché ciò che è duro e rigido (forte) è servo della morte; ciò che è tenero e debole è servo della vita. Dunque: se un'arma è troppo rigida (forte) viene distrutta; se un albero è troppo rigido (forte) si spezza. Ciò che è duro e rigido è posto in basso; ciò che è tenero e debole è posto in alto. LXXVII La Via del Cielo, quanto è simile all'atto di tendere un arco! Ciò che è alto è spinto in basso, ciò che è basso è tratto in alto; il sovrappiù è tolto, ciò che manca è aggiunto. La Via del Cielo toglie il sovrappiù e aggiunge ciò che manca. La Via degli uomini, al contrario, non è così: essi tolgono dove c'è mancanza per offrirlo dove c'è sovrappiù. Chi è capace di offrire il suo sovrappiù là dove c'è mancanza? Soltanto colui che possiede la Via. Perciò il Santo agisce, ma non ne trae nessuna sicurezza; quando un opera è compiuta, egli non si sofferma su di essa. IL Santo non fa provviste: poiché considera tutto come se appartenesse agli altri, tanto di più ha egli stesso; poiché poiché da tutto agli altri, egli stesso ha in maggiore abbondanza. La Via del Cielo reca profitto, ma non cerca danno. La Via del Santo è di agire, ma senza lottare. Egli non desidera mostrare la propria abilità. LXXVIII Che il debole prevale sul forte e il molle sul duro, nessuno al mondo lo ignora, ma nessuno è capace di metterlo in pratica. Così un Santo ha detto: "Colui che raccoglie le immondizie di uno Stato viene nominato signore dell'altare del suolo e delle messi; colui che raccoglie le disgrazie di uno Stato diventa re di tutto l'Impero". Le parole rette sembrano paradossali. LXXIX Si ha un bel placare un grande risentimento; se restano sempre altre cause di risentimento, come si può essere in buoni rapporti con gli altri? rispondendo al risentimento con la Virtù. Perciò il Santo tiene la metà sinistra del bastoncino, ma non pretende niente dagli altri. Colui che possiede la Virtù bada soltanto al bastoncino, colui che non possiede la Virtù bada a riscuotere (quando gli è dovuto). La Via del cielo non conosce favoritismi; offre sempre l'occasione di essere in buoni rapporti con gli altri. LXXX Un piccolo paese con pochi abitanti, dove, sebbene esistano strumenti che fanno il lavoro di dieci o cento uomini, si possa indurre il popolo a non adoperarli! Dove si possa indurre il popolo a considerare la morte una cosa grave e non emigrare lontano! Dove, sebbene esistano barche e carri, non ci sia motivo di caricarli, e sebbene esistano corazze e armi, non ci sia motivo di prepararli per l'uso! Dove si possa indurre il popolo a tornare all'uso delle cordicelle annodate; a gustare il proprio cibo, ad ammirare le proprie vesti,a d accontentarsi delle proprie abitazioni, a godere dei propri costumi! Dove, sebbene esista un paese vicino a portata d'occhio, in modo che dall'uno all'altro si odano cantare i galli e abbaiare i cani, gli abitanti sino alla loro morte in vecchiaia non si siano mai frequentati! LXXXI Colui che sa non parla; colui che parla non sa. Colui che è sincero non abbellisce; colui che abbellisce non è sincero. Colui che è buono non discute; colui che discute non è buono. Colui che sa non gioca; colui che gioca non sa.
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